Roma,12 Aprile: "Verso una nuova organizzazione del lavoro pubblico e privato. Le opportunità del Lavoro Agile per donne e uomini"

 

ELENA

Il progetto, cofinanziato nell’ambito del programma europeo REC (Rights, Equality and Citizenship), è coordinato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con la collaborazione scientifica del Centro “Carlo F. Dondena” per la Ricerca sulle Dinamiche Sociali e le Politiche Pubbliche dell’Università Bocconi di Milano e in partnership con il Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’iniziativa ha rappresentato un’occasione per discutere e riflettere sui nuovi strumenti di intervento finalizzati a migliorare l’equilibrio tra tempi di vita e di lavoro della popolazione lavoratrice, con la finalità di contribuire a rimuovere gli stereotipi a carico delle donne e agevolare l’assunzione di responsabilità familiari da parte dei padri, anche alla luce dei nuove proposte legislative in tema di lavoro agile.

All'evento hanno  parteciperanno, tra gli altri il Prof. Tommaso Nannicini - Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed i Ministri Giuliano Poletti, ed Enrico Costa.

Roma, 13 Aprile 2016


Documenti 



Presentazioni relatori

 Intervento della Consigliera Monica Parrella

 Buongiorno a tutti,

ringrazio innanzitutto i Ministri Poletti e Costa e il sottosegretario Nannicini che con la loro presenza qui oggi testimoniano l'interesse e l'impegno del Governo su temi cosi importanti per lo sviluppo del nostro Paese, ringrazio tutti i relatori che interverranno, e  i presenti per aver preso parte a questa iniziativa. 

Vorrei iniziare da alcune immagini

Cosa vi viene in mente guardando queste immagini, che abbiamo reperito a titolo esemplificativo sulla rete?

Relax, Benessere, oppure semplicemente LAVORO. Una nuova organizzazione del lavoro, l'unica organizzazione del lavoro possibile per le nuove generazioni.

Siamo di fronte ad una sfida innovativa tanto nel lavoro pubblico quanto nel privato, è evidente che non sarà un'operazione che potrà coinvolgere tutte le prestazioni lavorative indistintamente, ma è certo che potrà costituire uno strumento in più per coloro che per mancanza di servizi adeguati o flessibilità lavorativa sono costrette ad uscire dal mercato del lavoro: le donne.

Vi sarete probabilmente chiesti perché abbiamo chiamato il nostro progetto ELENA.

Elena, oltre che l'acronimo (Experimenting flexible Labour tools for Enterprises by eNgaging men And women"), è un nome di donna.

Ad  Elena, a Giulia a Chiara a tutte le donne, dobbiamo offrire nuove opportunità per l'accesso e il mantenimento di una posizione  nel mercato del lavoro. 

Questa  sfida rappresenta l'obiettivo ultimo che persegue il Dipartimento per le pari opportunità, anche attraverso questo progetto.

Come siamo arrivati fin qui?

Lo scorso anno  il Dipartimento per le pari opportunità è risultato vincitore di un bando comunitario nell'ambito del Programma europeo REC (Rights, Equality and Citizenship, anche grazie alla preziosa collaborazione scientifica del centro "Carlo f. Dondena" dell'Università Bocconi di Milano e la partnership del Dipartimento per le politiche della Famiglia, con un progetto che intende proporre nuovi strumenti di conoscenza e di intervento finalizzati a migliorare l'equilibrio tra tempi di vita e di lavoro della popolazione lavoratrice con la finalità di contribuire a rimuovere gli stereotipi a carico delle donne e agevolare l'assunzione di responsabilità familiari da parte dei padri.

L'idea è nata dall'analisi dei dati sull'occupazione femminile. 

In  Italia, si stima che il 40 per cento delle donne che non lavora possiede un diploma superiore o una laurea: uno spreco enorme di abilità e talenti. Un maggiore accesso delle donne al  mercato del lavoro potrebbe comportare un aumento del PIL fino al 15%, come sostenuto dall'ultimo studio del Fondo Monetario Internazionale sui costi economici del sessismo (23 febbraio 2015) anche da Cristine Lagarde. 

Tesi tra l'altro già sostenuta nel 2013 da Banca d'Italia che ha stimato un balzo in avanti di 7 punti PIL se l'Italia avesse il tasso di occupazione medio Ue (60 per cento). 

Uno dei problemi principali è che il mondo del lavoro è ancora troppo ancorato a schemi rigidi basati sulla presenza fisica piuttosto che sui risultati raggiunti. Ciò danneggia in primo luogo le donne con carichi familiari, spesso costrette a rinunciare al lavoro o ad accontentarsi di posizioni di minor rilievo. 

In tale contesto la diffusione del c.d. lavoro agile potrebbe offrire nuove opportunità per l'ingresso e il mantenimento del posto di lavoro da parte delle donne, e costituire uno strumento per incentivare gli uomini ad assumere maggiori responsabilità familiari. 

Ma cosa intendiamo per lavoro agile? I relatori che seguiranno sicuramente entreranno  nel merito ma è importante sin da subito soffermarci sulla definizione per non cadere nell'errore di confonderlo con il telelavoro. 

Il lavoro agile è una nuova modalità lavorativa che consente al lavoratore e alla lavoratrice di eseguire la prestazione in modo flessibile nel rispetto degli obiettivi lavorativi prefissati. 

Presenta una maggiore flessibilità rispetto al telelavoro, con riguardo all'organizzazione del lavoro rispetto a tempi e luoghi ed agli strumenti utilizzabili per lo svolgimento dell'attività lavorativa. 

La portata innovativa del lavoro "agile", infatti, è data dal fatto che i vincoli connessi a luogo e tempo/orario lavorativo si destrutturano e si pone al centro la persona, (Pennisi) riconoscendogli una maggiore autonomia nel definire le modalità di lavoro a fronte di una maggiore focalizzazione e responsabilizzazione sui risultati,  permettendo dunque, che l'organizzazione del lavoro si adegui alle sue esigenze,e non viceversa, promuovendo un bilanciamento tra produttività e conciliazione vita lavoro. 

A differenza del telelavoro,  il ricorso al lavoro "agile"  può essere per alcuni giorni a settimana due mezze giornate o per alcune ore al giorno, come ci diranno nel dettaglio anche i testimoni delle esperienze di lavoro agile, senza che ciò comporti un mutamento della sede di lavoro. 

Si  può svolgere semplicemente utilizzando un "device" e una "connessione internet", dai luoghi più disparati: dal parco, al polo museale o da una spiaggia, come si vede anche dalla foto, purché il risultato lavorativo sia raggiunto in modo efficiente e il datore di lavoro può non fornire gli strumenti quindi non sostiene costi aggiuntivi. 

Il lavoro agile, dunque, non è telelavoro, e non è una misura di conciliazione necessariamente al femminile, anzi al contrario l'obiettivo dovrebbe essere quello di incoraggiare gli uomini alla condivisione dei carichi familiari. Condivisione spesso necessaria per  poter permettere alle donne di affermarsi nel mondo del lavoro con le stesse opportunità dei propri compagni. 

È sicuramente una modalità di lavoro WIN-WIN, che produce evidenti impatti positivi e non solo per i lavoratori, ma anche per l'azienda, i datori di lavoro e la collettività, come le esperienze che verranno illustrate ci mostreranno. 

Il lavoro agile si deve inquadrare nell'ambito di un contesto lavorativo diversificato che è in continua evoluzione:  siamo di fronte ad una cultura delle nuove professioni digitali sempre meno condizionate dal legame con uno spazio fisico e sempre più ancorate all'ubiquità della connessione a internet, alle piattaforme e ai social network. 

Osservando i dati sul lavoro dipendente pubblicati dall'ISTAT l'1 aprile 2016 scopriamo che a febbraio 2016 su 22.456 milioni di lavoratori in totale, 17.055 milioni sono lavoratori dipendenti (a tempo indeterminato 14.764 ) 5.401 milioni lavoratori indipendenti. 

Questi dati sono importanti perché ci fotografano la potenziale platea del c.d. lavoro agile, che quindi in linea di massima, salvo i casi in cui ci siano delle mansioni che richiedano necessariamente la presenza fisica, può essere applicato a circa 17 milioni lavoratori dipendenti. 

Per la maggior parte dei lavoratori autonomi, penso soprattutto, ma non solo,  ai liberi professionisti avvocati, giornalisti, commercialisti il lavoro agile è già la regola.

Il lavoro agile nel settore privato si sta diffondendo rapidamente, coinvolgendo il 48% delle grandi aziende, come si evince dai dati dell'Osservatorio sullo Smartworking del Politecnico di Milano (7 aprile 2016 Prof. Corso). Si auspica che gli stessi risultati possano registrarsi  negli anni che verranno anche nel settore pubblico.

Fino a 15 anni fa lavorare il sabato era normale adesso che la cultura organizzativa del lavoro si è adeguata alle esigenze dei lavoratori appare a tutti normale che non si lavori il sabato. Questo è solo un esempio che ci cristallizza la capacità della società di recepire i mutamenti in corso. 

Sicuramente tra 10 anni, io mi auguro anche tra 5, non ci stupiremo più se per uno o due giorni a settimana la maggior parte di noi lavorerà in modo flessibile senza che sia necessaria la presenza fisica presso la sede di lavoro. La logica del presenzialismo, che spesso penalizza le donne, deve essere sostituita dalla logica del risultato. 

In realtà il mondo del lavoro è già cambiato e le innovative tecnologie in campo sono sicuramente una risorsa notevole da sfruttare; non ci resta dunque che prendere consapevolezza di un'evoluzione che è già in atto che si dirige verso la digitalizzazione del lavoro. 

Verso una nuova organizzazione del lavoro si muove sicuramente il Governo, che è stato tempestivo e lungimirante nel cogliere il mutamento del modo stesso di concepire la prestazione lavorativa e lo ha fatto sia per i lavoratori pubblici con la Riforma c.d. Madia, che all'art. 14 prevede modalità innovative di esecuzione della prestazione lavorativa anche al fine di promuovere le esigenze di conciliazione vita-lavoro, sia per i lavoratori privati con il c.d. collegato lavoro, sul lavoro autonomo e sulle misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato attualmente all'esame del Senato, in lettura congiunta con il ddl presentato dal Sen. Sacconi sull'adattamento negoziale delle modalità di lavoro agile nella quarta rivoluzione industriale. 

Non dimentichiamo naturalmente il ddl apripista dell'on. Mosca,(A.C. n. 2014) di cui è firmataria anche l'On. Tinagli, che già nel 2014 è stato il progetto normativo che ha evidenziato la necessità di introdurre forme di lavoro Smart. 

A ciò si aggiunga  la policy del Governo in materia di conciliazione: penso ad esempio al d.lgs n. 80 del 2015, attuativo del c.d. Jobs act che va verso una universalizzazione delle tutele  in materia di congedi e, da ultimo, anche, la legge di stabilità 2016 che come noto ha esteso il c.d. congedo parentale elevando il congedo di paternità obbligatorio da uno a due giorni. 

In questo scenario di rapida evoluzione normativa  si inquadra  il Progetto E.L.E.N.A. finalizzato in particolare :

 -alla migliore comprensione degli effetti prodotti dall'adozione di soluzioni di lavoro "agile". Il progetto costituisce, infatti, il primo tentativo di mostrare empiricamente, attraverso un esperimento, il modo in cui la promozione di questi strumenti produce sia risultati significativi in termini di qualità della vita di lavoratori e lavoratrici, sia benefici per le aziende, in termini di produttività dei dipendenti e di rafforzamento della capacità aziendale di trattenere i talenti;

 -alla promozione dell'utilizzo dei congedi parentali e delle forme di lavoro flessibile da parte degli uomini. 

È  il frutto di un'operazione complessa che  ha avuto ed avrà il supporto scientifico dell'Università Bocconi, con la partnership del Dipartimento per la famiglia

Affinché tale iniziativa, con evidenti impatti culturali in tema di pari opportunità e di nuova organizzazione del lavoro, possa funzionare riteniamo sia fondamentale un coinvolgimento attivo degli uomini che per primi possano garantire una equa suddivisione dei carichi familiari. 

Lascio adesso la parola agli altri partner del progetto: la Prof.ssa Profeta per l'Università Bocconi e la Cons. Saccone per il Dipartimento per le politiche della famiglia,seguirà la sessione dedicata alle Esperienze di Lavoro Agile in Italia, alla quale parteciperanno interlocutori che stanno già sperimentando il lavoro "agile" nel settore pubblico o privato e che già stanno usufruendo degli innumerevoli benefici: Banca d'Italia Provincia Autonoma di Trento, Intesa Sanpaolo S.p.A. e  Piano C. 

Infine, si aprirà una tavola rotonda moderata dalla Giornalista del Corriere della Sera Rita Querzè, allo scopo di considerare le nuove opportunità offerte dal lavoro agile anche alla luce dei provvedimenti attualmente all'esame del Senato e le sfide per il futuro verso un'organizzazione del lavoro più agile per uomini e donne.

Roma, 12 Aprile 2016