CONTRO LA VIOLENZA SESSUALE E DI GENERE

Prevenzione e contrasto della violenza sulle donne

CONTRASTO TRATTA ESSERI UMANI

Contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani

CONTRASTO PEDOFILIA E PORNOGRAFIA MINORILE

Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile

CONTRASTO TRATTA ESSERI UMANI
INTRODUZIONE

Con il Decreto Legislativo n. 24 del 4 marzo 2014 che recepisce la direttiva UE n. 36 del 2011, relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime. il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato individuato come l’organismo deputato a coordinare, monitorare e valutare gli esiti delle politiche di prevenzione, contrasto e protezione sociale delle vittime, conferendo ad esso un ruolo centrale nelle politiche nazionali di settore, con particolare riferimento alle attività di indirizzo e coordinamento  degli interventi di prevenzione sociale del fenomeno e di assistenza alle vittime, nonché di programmazione delle risorse finanziarie in ordine agli interventi di assistenza e di integrazione sociale delle vittime.

In sintesi, le principali novità inserite nel decreto sono state:

  • l’adozione del Primo Piano Nazionale di contrasto alla tratta, trasversale ai vari livelli di governo, particolarmente quello delle Regioni e degli Enti locali;

  • l’unificazione delle due tipologie progettuali attualmente esistenti in un unico programma di emersione, assistenza e integrazione sociale, con lo scopo precipuo, a fine programma, di una integrazione attiva della vittima di tratta e con evidenti vantaggi in termini di gestione delle attività;

  • l’obbligo della formazione per tutti gli operatori coinvolti;

  • un sistema di indennizzo e ristoro per le vittime

 

L’Italia da diversi anni combatte la tratta delle persone su vari fronti e con  molteplici strumenti e con misure di assistenza ed integrazione sociale finalizzate all’ emersione e successiva fuoriuscita delle vittime della tratta dai circuiti di sfruttamento.

Il sistema italiano di protezione delle vittime di tratta, operativo dal 2000 coordinato e co-finanziato dal Dipartimento per le pari opportunità, ha previsto una struttura composita basata fondamentalmente su tre pilastri di azione, ai quali sono collegati altrettanti dispositivi di intervento.

E’ a partire già dal 1998 che l’Italia ha previsto nel proprio ordinamento giuridico una norma, l’articolo 18 del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 "Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” diretto al “Soggiorno per motivi di protezione sociale”. L’art.18 del D.Lgs 286/98 che prevede il rilascio di un permesso di soggiorno per le vittime del traffico di esseri umani, attraverso un  percorso  giudiziario  (nel  caso  in  cui  la  vittima  decida  di cooperare con le autorità giudiziarie e di polizia nel corso delle indagini e del procedimento penale nei confronti dei trafficanti) o un percorso sociale (in ragione dell’accertamento di una situazione di violenza o grave sfruttamento e indipendentemente dalla volontà della vittima di testimoniare).

Per la tutela delle vittime, il sistema italiano si è anche fondato innanzitutto sulla Legge 11 agosto 2003, n. 228 “Misure contro la tratta di persone”. In particolare, l’articolo 12 ha previsto presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il Fondo per le misure anti-tratta. Il  Fondo  e'  destinato  al  finanziamento  dei  programmi  di assistenza e di integrazione sociale in favore delle vittime, nonché delle altre finalità di protezione sociale previste dall'articolo 18 del  testo  unico  delle  disposizioni  concernenti   la   disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.  Inoltre l’articolo 13 ha previsto l’istituzione di un programma di assistenza per  le  vittime  dei reati previsti dagli articoli 600 e 601 del codice penale che garantiscano, seppure per un breve periodo di tempo (tre mesi, prorogabile per altri tre) le prime e immediate forme di protezione ed accoglienza necessarie per l’identificazione di situazioni di violenza delle potenziali vittime. 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: martedì 15 novembre 2016